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Attribuire alla solitudine un
senso compiuto, certo, indubitabile, è un
atteggiamento superficiale di chi è distratto o di addetti ai
lavori. La solitudine è una astrazione, un minestrone di
concetti ben cucinati che si vende nelle librerie. Non esiste "
la solitudine ", ma un individuo
solitario. Da sostantivo diventa aggettivo, da apparente diventa
reale. Un individuo solitario non sa di esserlo : per saperlo
occorre deconcettualizzarsi e non delegare....già...non
delegare. Il cervello che
identifica un solitario è spinto dalla necessità di riconoscersi
nel contigente come detentore del giusto equilibrio psicologico
da cui trarne nutrimento egoico.
E' solo questione di avidità nutrizionale. Essere un solitario è
una prerogativa che appartiene all'individuo immerso nel tempo:
lo sei a tratti, ora sì...ora no, dipende da cosa ti aspetti in
cambio.
Essere solitari è lo stato naturale dell'essere ed ogni
individuo si riconosce come unica matrice portatrice di
pensiero, che secondo gli addetti ai lavori, va condiviso ed
analizzato. Ma non esiste un agente impersonale che stimola la
trasformazione in materia di un evento, quando accade c'è sempre
un solitario all'opera.
Essere solitari è una benedizione: ti rende attento e vigile.
>Attribuire
alla solitudine un senso compiuto, certo,indubitabile,è un
>atteggiamento superficiale di chi è distratto o di addetti ai
lavori.
Un senso in che senso? :-)
E soprattutto: poveri gli addetti ai lavori, se si ritrovano a
fare gli
stessi ragionamenti di chi e' distratto. Potresti approfondire
il
concetto?
>solitudine è una astrazione,un minestrone di concetti ben
cucinati che si
>vende nelle librerie.
Nelle librerie?
>Non esiste " la solitudine ", ma un individuo
>solitario.Da sostantivo diventa aggettivo, da apparente diventa
reale.Un
>individuo solitario non sa di esserlo : per saperlo occorre
>deconcettualizzarsi e non delegare....già...non delegare.
Come sarebbe a dire che un individuo solitario non sa di
esserlo? Come
fai a sapere che non lo sa? Deconcettualizzarsi? Implica che uno
si sia
(o sia stato) concettualizzato prima: ma che vuol dire
"concettualizzarsi"? Io sono concettualizzato? E tu? E delegare
che
cosa, a chi?
>Il cervello che identifica un solitario
Intendi il cervello del solitario o quello degli altri che lo
identificano nel senso di "riconoscere"?
>è spinto dalla necessità di riconoscersi nel
>contigente come detentore del giusto equilibrio psicologico da
cui trarne
>nutrimento egoico.E' solo questione di avidità nutrizionale.
Scusa, che significa tutto cio'?
Ho provato piu' volte ad analizzare questa frase e per me e'
priva di
significato: la versione minima che me ne do' e' "ognuno ama
pensare di
essere una persona equilibrata" - ma suppongo volessi dire
altro, e
comunque la frase tra virgolette non e' vera.
>Essere un
>solitario è una prerogativa che appartiene all'individuo
immerso nel tempo :
>lo sei a tratti, ora sì...ora no, dipende da cosa ti aspetti in
>cambio.
Cioe', se uno in un dato momento pensa di stare meglio in
compagnia,
allora la cerca; altrimenti, sta da solo. E' questo che
intendevi?
>Essere solitari è lo stato naturale dell'essere
Di quale essere? O di essere che cosa?
>ed ogni individuo si
>riconosce come unica matrice portatrice di pensiero, che
secondo gli addetti
>ai lavori, va condiviso ed analizzato.
Io non mi riconosco come unica matrice portatrice di pensiero, e
a
occhio nessuno di mia conoscenza si butta cosi' giu': perlopiu'
siamo
convinti di essere umani.
E in che senso il pensiero va condiviso e analizzato? E quali
addetti ai
lavori (quali lavori?) lo dicono?
>Ma non esiste un agente impersonale
>che stimola la trasformazione in materia di un evento,quando
accade c'è
>sempre un solitario all'opera.
La trasformazione in materia di un evento? Che cosa e'? Mi fai
un
esempio di evento trasformato in materia? Al piu' mi vengono in
mente
supporti materiali per rappresentazioni di eventi, dal
bassorilievo alla
videocassetta
>Essere solitari è una benedizione: ti rende attento e
vigile.
Attento e vigile rispetto a che cosa? Da solo ti accorgi di
rumori di
intensita' minore di quanto faresti in compagnia? Probabile. Da
solo
pensi a cose alle quali non penseresti in compagnia? Probabile e
non
sempre desiderabile.
Il 28 Gen 2004,
10:55, Elrond <master_elrond> ha scritto:
> >Attribuire alla solitudine un senso compiuto,
certo,indubitabile,è un
> >atteggiamento superficiale di chi è distratto o di addetti ai
lavori.
>
> Un senso in che senso? :-)
> E soprattutto: poveri gli addetti ai lavori, se si ritrovano a
fare gli
> stessi ragionamenti di chi e' distratto. Potresti approfondire
il
> concetto?
>
> >solitudine è una astrazione,un minestrone di concetti ben
cucinati che si
> >vende nelle librerie.
>
> Nelle librerie?
>
> >Non esiste " la solitudine ", ma un individuo
> >solitario.Da sostantivo diventa aggettivo, da apparente
diventa reale.Un
> >individuo solitario non sa di esserlo : per saperlo occorre
> >deconcettualizzarsi e non delegare....già...non delegare.
>
> Come sarebbe a dire che un individuo solitario non sa di
esserlo? Come
> fai a sapere che non lo sa? Deconcettualizzarsi? Implica che
uno si sia
> (o sia stato) concettualizzato prima: ma che vuol dire
> "concettualizzarsi"? Io sono concettualizzato? E tu? E
delegare che
> cosa, a chi?
>
> >Il cervello che identifica un solitario
>
> Intendi il cervello del solitario o quello degli altri che lo
> identificano nel senso di "riconoscere"?
>
> >è spinto dalla necessità di riconoscersi nel
> >contigente come detentore del giusto equilibrio psicologico
da cui trarne
> >nutrimento egoico.E' solo questione di avidità nutrizionale.
>
> Scusa, che significa tutto cio'?
> Ho provato piu' volte ad analizzare questa frase e per me e'
priva di
> significato: la versione minima che me ne do' e' "ognuno ama
pensare di
> essere una persona equilibrata" - ma suppongo volessi dire
altro, e
> comunque la frase tra virgolette non e' vera.
>
> >Essere un
> >solitario è una prerogativa che appartiene all'individuo
immerso nel
tempo :
> >lo sei a tratti, ora sì...ora no, dipende da cosa ti aspetti
in
> >cambio.
>
> Cioe', se uno in un dato momento pensa di stare meglio in
compagnia,
> allora la cerca; altrimenti, sta da solo. E' questo che
intendevi?
>
> >Essere solitari è lo stato naturale dell'essere
>
> Di quale essere? O di essere che cosa?
>
> >ed ogni individuo si
> >riconosce come unica matrice portatrice di pensiero, che
secondo gli
addetti
> >ai lavori, va condiviso ed analizzato.
>
> Io non mi riconosco come unica matrice portatrice di pensiero,
e a
> occhio nessuno di mia conoscenza si butta cosi' giu':
perlopiu' siamo
> convinti di essere umani.
> E in che senso il pensiero va condiviso e analizzato? E quali
addetti ai
> lavori (quali lavori?) lo dicono?
>
> >Ma non esiste un agente impersonale
> >che stimola la trasformazione in materia di un evento,quando
accade c'è
> >sempre un solitario all'opera.
>
> La trasformazione in materia di un evento? Che cosa e'? Mi fai
un
> esempio di evento trasformato in materia? Al piu' mi vengono
in mente
> supporti materiali per rappresentazioni di eventi, dal
bassorilievo alla
> videocassetta
>
> >Essere solitari è una benedizione: ti rende attento e vigile.
>
> Attento e vigile rispetto a che cosa? Da solo ti accorgi di
rumori di
> intensita' minore di quanto faresti in compagnia? Probabile.
Da solo
> pensi a cose alle quali non penseresti in compagnia? Probabile
e non
> sempre desiderabile.
Non pensavo che il mio scritto
fosse così complicato da
comprendere. Opinabile, forse, eppure dipinge la dualità
complementare del centro e della periferia: due schemi mentali a
disposizione dell'individuo: la sintesi e l'analisi. Quest'ultima
si riconosce in continui segni evidenziatori che rendono ambigua
ed incerta ogni singola parola comunicata, per esempio :
virgolette,
parentesi,sottolineature etc.
Vi è un individuo che scrive ed un'altro che legge. Se entrambi
provengono dalla sintesi, i presupposti coordinatori di una
sfera mentale esperenziale comune, garantiscono una fruizione
dell'informazione corretta, ossia la comprensione corretta della
sorgente informativa, se invece, entrambi provengono
dall'analisi, non v'è alcun agente informativo in corso, ma solo
esternazione grammaticale di un evento.
Può accadere che i due individui in questione appartengano a
schemi mentali opposti: uno alla sintesi e l'altro all'analisi:
ed è quello che è accaduto in queste pagine virtuali. Se dovessi
chiarire tutti i punti interrogativi espressi, la sostanza
informativa non cambierebbe,nè la comprensione in agguato del
referente.
Facciamo una prova.
____________________________________
[ Un senso, in che senso?]
La parola solitudine significa un insieme di emozioni catalogate
e circoscritte che rappresentano virtualmente la comune
accezione del termine; virtualmente perchè la " solitudine " non
è un individuo ma solo una parola.Quando la si scriverà o
pronuncerà , scatenerà nel fruitore un quadro emozionale
riassuntivo uguale o simile ad un altro individuo. Questo è il
senso.
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[ Addetti ai lavori / librerie ]
Le emozioni catalogate e circoscritte sono tali perchè è sempre
un individuo che opera in tal senso. Sempronio scrive un saggio,
una poesia, un romanzo che descrive la solitudine; operando in
tal senso aggiunge emozioni al catalogo riassuntivo del
significato del termine. Ogni catalogo è la vetrina
degli addetti ai lavori. Si trova in luoghi di raccolta che
generalmente hanno un nome terminante in " teca ", vedi
biblioteche, emeroteche etc. ( Libreria non termina in " teca ",
ma il concetto regge)
___________________________________
[ Individuo solitario e delega ]
Un individuo in ogni istante temporale assume uno schema mentale
composto da regole precise, ma può utilizzarne solo una per
volta. Sempronio è padre, ma anche nonno; è figlio, ed anche
nipote e cugino; è marito ed amante; disoccupato e volontario; è
un religioso etc. etc.
Quando Sempronio è cugino, non sa di essere nonno; quando è
disoccupato, non sa di essere amante e quando è amante, non sa
di essere marito.
Sempronio per sapere di essere cugino dovrebbe cristallizzare
nel tempo lo schema mentale che regge quel ruolo. Un solitario,
per sapere di esserlo, dovrebbe seguire lo stesso iter, ma non è
possibile nel reale. Quando si focalizza l'attenzione s'un ruolo
investito si è sempre in ritardo sull'evento: si osserva se
stessi da un punto situato nel futuro temporale. Questo punto,
ricorrente in ogni azione mentale dell'individuo, è la
spiegazione del concetto in sè e per sè. Il concetto è una
esperienza di vita non vissuta perchè opera,
per esistere, nel futuro psicologico. La deconcettualizzazione
dell'essere ( essere = tutto ciò che ha accesso all'esistenza)
avviene facendo un piccolo passo indietro, sostando nel presente
statico, dove l'individuo ( è ) l'esperienza, senza osservatori
esterni, responsabile individualmente del proprio esistere. La
concettualizzazione dell'essere appartiene all'individuo
irresponsabile, a colui che delega ad altre fonti creative, la
responsabilità del proprio esistere. Per esempio:" Sempronio, in
un momento particolare della
sua vita, si pone un quesito esistenziale. Si osserva e si
analizza a fondo.
Il risultato dell'analisi è alquanto imbarazzante : " Essere
umano, vivente, pensante, autocosciente". Siccome Sempronio è
concettualizzato, ne deduce che qualche energia esterna al suo
essere abbia permesso, con un atto creativo, la sua esistenza.
Questa deduzione è una delega a qualcos'altro della
responsabilità del proprio esistere. ( Responsabile = colui che
crea )
____________________________________________
[ Il cervello che identifica un solitario ]
L'osservatore che attribuisce ad un individuo l'appellativo di
solitario, deve possedere, nel suo bagaglio esperenziale,
l'esperienza stessa. Chi osserva o descrive un solitario, deve
essere stato un solitario. Chi riconosce la malafede negli altri
, la detiene. Chi accusa un individuo di essere ( X ), conosce
molto bene quella ( x ) : .....ne è l'espressione. La necessità
di riconoscere la diversità negli altri è un atto liberatorio,
un nutrimento continuo e costante.
_______________________________
[ Trasformare in materia ]
La trasformazione in materia è il significato dell'esistenza
umana, non ve ne sono altri. Tutto ciò che esiste è materia,
anche il pensiero: è solo questione di strumenti adeguati.
___________________________________
[ Attento e vigile ]
La solitudine è un po' come il " ritorno a casa ", il tempio
della nostra autocoscienza. Fra le colonne di questo luogo sacro
vi è sempre uno stato di tacita domanda esistenziale, tacita
perchè ne impediamo lo sviluppo con tutte le nostre forze. Se
Sempronio è convinto che tutto accade per caso, dal big bang in
poi, considererà gli eventi intorno a sè come effetti di una
causa accidentale. Gli eventi possono essere oggetti o soggetti.
Supponiamo che Sempronio abbia maturato uno stato di
struggimento interiore per una questione
esistenziale, per esempio: " Il perchè della sua esistenza " ed
in background continui ad elaborare delle probabili risposte,
fino al culmine del possibile, dove cessa lo stato di analisi ed
inizia quello di domanda, ossia si rende vibrante in un punto
interrogativo volto a qualsiasi essente. Così facendo
attribuisce ai soggetti/oggetti il libero arbitrio,
caratteristica di un ente pensante,e si rende disponibile ad
individuare gli eventuali apporti informativi che rispondono
alla sua tacita domanda interiore. Se Sempronio è
attento e vigile( non distratto) ne trarrà beneficio.
____________________________________________
Fine della prova.
____________________________________________
La talpa e la gazzella vivono entrambi nello stesso elemento, ma
la prima non può comunicarlo alla seconda, e viceversa. La talpa
vive in profondità e la gazzella in superficie e la linea di
confine che separa i due mondi permette solo un breve approccio,
maldestro e buffo.
Grazie per aver risposto al mio scritto
sitataf
On Wed, 28 Jan 2004 18:30:28 GMT,
sitataf (sitataf) wrote in
<212Z141Z70Z103Y1075314627X5208>:
>Non
pensavo che il mio scritto fosse così complicato da
>comprendere.
In effetti non ci ho capito niente: e anche la parafrasi che
segue,
insomma...
Il tema della solitudine certamente interessa; l'articolo e' qui
da 24
ore e finora gli ho risposto solo io: non ti sorge il dubbio di
esprimerti in modo incomprensibile? Le parti che mi pare di
capire, poi,
mi sembrano fare assunti molto forti e talvolta infondati
Il 28 Gen
2004, 23:28, Elrond <master_elrond> ha scritto:
> On Wed, 28 Jan 2004 18:30:28 GMT, sitataf (sitataf) wrote in
> <212Z141Z70Z103Y1075314627X5208>:
>
> >Non pensavo che il mio scritto fosse così complicato da
> >comprendere.
>
> In effetti non ci ho capito niente: e anche la parafrasi che
segue,
> insomma...
> Il tema della solitudine certamente interessa; l'articolo e'
qui da 24
> ore e finora gli ho risposto solo io: non ti sorge il dubbio
di
> esprimerti in modo incomprensibile? Le parti che mi pare di
capire, poi,
> mi sembrano fare assunti molto forti e talvolta infondati
> --
> ciao,
> Elrond
>
Ciao,
non cercavo certo una platea né un pubblico compiacente. Come
può essere incomprensibile uno scritto al proprio autore?
L'infondato è sempre libero e fruibile e la sua casa è sempre
vuota, il fondato è sempre sterile e confinante, e la sua casa è
sempre piena. Il gregge conosce bene dove cresce l'erba più
tenera!
Grazie per i tuoi scritti e la tua pazienza.
Sitataf
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